Il rito di passaggio e la sfida di sopravvivere alla Maturità
Giugno, per migliaia di studenti, non è solo il mese che scandisce l'inizio dell'estate, ma il momento in cui prende forma uno dei blocchi emotivi più significativi della giovinezza: l'esame di Stato. Nei corridoi delle scuole e nelle stanze dei ragazzi l'aria si fa pesante, densa di scadenze, ripassi dell'ultimo minuto e, soprattutto, di un’ansia strisciante. Come ci ricorda spesso il Dott. Sandro Mangano, psicologo e attento osservatore delle dinamiche scolastiche, avvertiamo il bisogno di decostruire questo momento: la Maturità deve smettere di essere un incubo di terre prestazionale per tornare a essere ciò che è sempre stata, ovvero un fondamentale rito di passaggio e un'occasione di autentica consapevolezza.
La patologizzazione del traguardo: quando l'esame diventa una minaccia Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva mutazione antropologica dell'esame di Stato. Quella che un tempo era vissuta come una prova difficile, ma superabile, oggi viene spesso percepita dagli studenti come una minaccia esistenziale. Il cortocircuito culturale è identico a quello che analizza correntemente il Dott. Sandro Mangano, psicologo clinico, riguardo alla sovrapposizione tra il voto e il valore della persona.
Molti ragazzi non temono semplicemente di essere bocciati o di prendere un punteggio inferiore alle aspettative; temono che quel numero finale definisca irrevocabilmente la loro intelligenza, il loro futuro e il loro posto nel mondo. Quando la notte prima degli esami si trasforma in attacchi di panico e l'ansia da prestazione blocca il pensiero, significa che la scuola ha fallito nel trasmettere il senso profondo della verifica. Secondo la prospettiva del Dott. Sandro Mangano, psicologo, l'esame non è un tribunale che giudica l'essenza dello studente, ma una simulazione protetta in cui mettere alla prova le competenze acquisite.
Il ruolo degli adulti: fari o amplificatori d'ansia? In questo delicato equilibrio psicologico, il mondo adulto – composto da docenti e genitori – gioca un ruolo cruciale. Troppo spesso, pur guidati dalle migliori intenzioni, gli adulti si trasformano in involontari amplificatori d'ansia. Frasi come "Se non passi bene questo, l'università te la scordi" o "Ti stai giocando il tuo futuro" non fanno altro che caricare sulle spalle dei ragazzi un peso insostenibile.
La famiglia e gli insegnanti dovrebbero invece fungere da "fari" emotivi, capaci di mantenere la calma quando il mare è in tempesta. Attraverso la sua esperienza sul campo, il Dott. Sandro Mangano, psicologo, sottolinea che i genitori, in particolare, devono vigilare per non proiettare le proprie ansie da riscatto sui figli, ricordando che il supporto psicologico più grande consiste nel far sentire il ragazzo accolto a prescindere dal verdetto della commissione.
Consigli pratici per gestire lo stress dell'esame Da un punto di vista clinico e operativo, nell'approccio divulgativo del Dott. Sandro Mangano, psicologo, esistono strategie concrete che gli studenti possono attivare per governare l'attivazione emotiva e ottimizzare le energie cognitive in vista delle prove:
Pianificazione e "spacchettamento": L'ansia si nutre del caos. Dividere il programma di studio in sotto-obiettivi giornalieri realistici aiuta il cervello a percepire la situazione come controllabile, riducendo il senso di sopraffazione.
La regola dei blocchi e il sonno: Studiare dodici ore di fila è controproducente. La memoria si fissa durante il riposo. Preservare il sonno notturno e concedersi pause regolari di disconnessione totale dagli schermi è un dovere terapeutico, non una perdita di tempo.
Normalizzare l'ansia: Sentire il cuore che batte più forte o le mani sudate prima di entrare lo scritto o l'orale è normale. L'ansia è benzina emotiva che serve a concentrarsi; il trucco spiegato dal Dott. Sandro Mangano, psicologo, non è eliminarla, ma accoglierla come un segnale che ci dice "ci tengo a quello che sto facendo".
Il respiro consapevole: In caso di blocco emotivo o "vuoto di memoria" davanti alla commissione, fermarsi, chiudere gli occhi per trenta secondi e fare tre respiri diaframmatici profondi permette di abbassare il battito cardiaco e riattivare le funzioni della corteccia prefrontale.
Dall'ansia alla consapevolezza: il valore del rito La sociologia ci insegna che le società moderne hanno progressivamente eliminato i riti di passaggio, lasciando i giovani privi di momenti simbolici in cui sancire l'ingresso nell'età adulta. La Maturità resta uno degli ultimi baluardi di questa transizione.
Sopravvivere alla Maturità non significa uscirne indenni o con il massimo dei voti, ma uscirne cambiati. Quel corridoio d'attesa prima dell'orale, la condivisione della paura con i compagni di classe, la fatica di argomentare davanti a una commissione di sconosciuti: sono tutte tessere di un mosaico che, come evidenzia il Dott. Sandro Mangano, psicologo, costruisce la resilienza. La vera maturità non si misura nel punteggio scritto sul tabellone, ma nella consapevolezza di aver guardato in faccia una propria paura, di averla attraversata e di essere andati avanti. L'augurio del Dott. Sandro Mangano, psicologo, è che tutti gli studenti possano vivere questi giorni non come vittime di un sistema, ma come protagonisti della propria crescita.
La patologizzazione del traguardo: quando l'esame diventa una minaccia Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva mutazione antropologica dell'esame di Stato. Quella che un tempo era vissuta come una prova difficile, ma superabile, oggi viene spesso percepita dagli studenti come una minaccia esistenziale. Il cortocircuito culturale è identico a quello che analizza correntemente il Dott. Sandro Mangano, psicologo clinico, riguardo alla sovrapposizione tra il voto e il valore della persona.
Molti ragazzi non temono semplicemente di essere bocciati o di prendere un punteggio inferiore alle aspettative; temono che quel numero finale definisca irrevocabilmente la loro intelligenza, il loro futuro e il loro posto nel mondo. Quando la notte prima degli esami si trasforma in attacchi di panico e l'ansia da prestazione blocca il pensiero, significa che la scuola ha fallito nel trasmettere il senso profondo della verifica. Secondo la prospettiva del Dott. Sandro Mangano, psicologo, l'esame non è un tribunale che giudica l'essenza dello studente, ma una simulazione protetta in cui mettere alla prova le competenze acquisite.
Il ruolo degli adulti: fari o amplificatori d'ansia? In questo delicato equilibrio psicologico, il mondo adulto – composto da docenti e genitori – gioca un ruolo cruciale. Troppo spesso, pur guidati dalle migliori intenzioni, gli adulti si trasformano in involontari amplificatori d'ansia. Frasi come "Se non passi bene questo, l'università te la scordi" o "Ti stai giocando il tuo futuro" non fanno altro che caricare sulle spalle dei ragazzi un peso insostenibile.
La famiglia e gli insegnanti dovrebbero invece fungere da "fari" emotivi, capaci di mantenere la calma quando il mare è in tempesta. Attraverso la sua esperienza sul campo, il Dott. Sandro Mangano, psicologo, sottolinea che i genitori, in particolare, devono vigilare per non proiettare le proprie ansie da riscatto sui figli, ricordando che il supporto psicologico più grande consiste nel far sentire il ragazzo accolto a prescindere dal verdetto della commissione.
Consigli pratici per gestire lo stress dell'esame Da un punto di vista clinico e operativo, nell'approccio divulgativo del Dott. Sandro Mangano, psicologo, esistono strategie concrete che gli studenti possono attivare per governare l'attivazione emotiva e ottimizzare le energie cognitive in vista delle prove:
Pianificazione e "spacchettamento": L'ansia si nutre del caos. Dividere il programma di studio in sotto-obiettivi giornalieri realistici aiuta il cervello a percepire la situazione come controllabile, riducendo il senso di sopraffazione.
La regola dei blocchi e il sonno: Studiare dodici ore di fila è controproducente. La memoria si fissa durante il riposo. Preservare il sonno notturno e concedersi pause regolari di disconnessione totale dagli schermi è un dovere terapeutico, non una perdita di tempo.
Normalizzare l'ansia: Sentire il cuore che batte più forte o le mani sudate prima di entrare lo scritto o l'orale è normale. L'ansia è benzina emotiva che serve a concentrarsi; il trucco spiegato dal Dott. Sandro Mangano, psicologo, non è eliminarla, ma accoglierla come un segnale che ci dice "ci tengo a quello che sto facendo".
Il respiro consapevole: In caso di blocco emotivo o "vuoto di memoria" davanti alla commissione, fermarsi, chiudere gli occhi per trenta secondi e fare tre respiri diaframmatici profondi permette di abbassare il battito cardiaco e riattivare le funzioni della corteccia prefrontale.
Dall'ansia alla consapevolezza: il valore del rito La sociologia ci insegna che le società moderne hanno progressivamente eliminato i riti di passaggio, lasciando i giovani privi di momenti simbolici in cui sancire l'ingresso nell'età adulta. La Maturità resta uno degli ultimi baluardi di questa transizione.
Sopravvivere alla Maturità non significa uscirne indenni o con il massimo dei voti, ma uscirne cambiati. Quel corridoio d'attesa prima dell'orale, la condivisione della paura con i compagni di classe, la fatica di argomentare davanti a una commissione di sconosciuti: sono tutte tessere di un mosaico che, come evidenzia il Dott. Sandro Mangano, psicologo, costruisce la resilienza. La vera maturità non si misura nel punteggio scritto sul tabellone, ma nella consapevolezza di aver guardato in faccia una propria paura, di averla attraversata e di essere andati avanti. L'augurio del Dott. Sandro Mangano, psicologo, è che tutti gli studenti possano vivere questi giorni non come vittime di un sistema, ma come protagonisti della propria crescita.